Mario Draghi può indicare all’Europa dove si trovano le sue debolezze, può “rompere la compiacenza” e costringere i governi a guardare alla portata del compito che hanno davanti. Ma non può, “da fuori dalle istituzioni”, costruire da solo ciò che ancora manca all’Unione. È questo il messaggio lanciato dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel discorso pronunciato ad Aquisgrana, alla cena che ha preceduto la cerimonia di conferimento del Premio Carlo Magno all’ex presidente della BCE ed ex presidente del Consiglio italiano e autore del tanto citato Rapporto sul futuro della competitività europea presentato ormai nel settembre 2024.
L’attuale presidente della BCE ha ribadito quanto affermato in più di un’occasione in questi mesi, ovvero che spetta ai Paesi europei “agire sulla diagnosi” di Draghi, anche perché sono proprio “loro che devono decidere se questo momento diventerà un’altra occasione mancata, o un altro passo nella costruzione dell’Europa”.
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Nel suo intervento, Lagarde ha lanciato un monito di fronte alle sfide che sta affrontando l’Unione europea non solo sul piano economico ed energetico, ma anzitutto geopolitico con gli Stati Uniti sempre più distanti dal solco valoriale europeo.
La presidente della BCE ha costruito il suo intervento partendo da Aquisgrana e dalla figura di Carlo Magno, inevitabilmente legata all’idea di unità europea. Ma Lagarde ha richiamato anche “un altro lato, meno noto” della sua eredità: la frammentazione. L’impero costruito da Carlo Magno, ha ricordato, “non durò a lungo dopo di lui”. Quella che era sembrata una fase di unità europea rimase, dal punto di vista storico, soltanto “un momento”.
Da questa storia, secondo Lagarde, si possono trarre due lezioni. La prima riguarda l’importanza degli individui eccezionali: “Ci sono momenti in cui la storia non si muove per comitato”, ha osservato. Sono i momenti in cui “coraggio e determinazione diventano decisivi”. La seconda, però, è che la leadership non basta. “Il compito dello statista è trasformare i momenti decisivi in istituzioni che durano”. Per Lagarde, Draghi appartiene a questa tradizione al pari di Jean Monnet, Robert Schuman, Jacques Delors.
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“La vera lezione della nostra storia è che il lavoro di rafforzare l’Europa non è mai completo”, ha affermato. Ogni generazione scopre, sotto la pressione di nuove sfide, dove il progetto europeo resta incompiuto e dove deve essere rafforzato per poter durare.
Lagarde ha ricordato con ironia un consiglio ricevuto da Draghi quando assunse la guida della BCE: “Non preoccuparti, gli anni della crisi sono passati; da qui in avanti dovrebbe essere navigazione tranquilla”. “Non è andata proprio così. Sto ancora aspettando quella navigazione tranquilla, Mario”, ha aggiunto.
Negli ultimi anni, ha osservato, il mondo intorno all’Europa è cambiato “a una velocità straordinaria”. La presidente della BCE ha ricordato come la pandemia abbia rivelato la fragilità delle catene globali di approvvigionamento. L’invasione russa dell’Ucraina ha riportato la guerra sul continente e mostrato “brutalmente” quanto fossero vulnerabili le forniture energetiche europee. Stati Uniti e Cina sono entrati in una nuova fase di strategia industriale e competizione geopolitica, aggravata da guerre tariffarie e battaglie sulle terre rare, mentre l’Europa ha attraversato “la peggiore crisi energetica mai registrata”.
In questo mondo, ha avvertito Lagarde, l’Europa si trova davanti a un contesto “molto meno indulgente” verso le lacune della propria architettura istituzionale. Le istituzioni costruite per un’altra epoca vengono messe alla prova da esigenze per le quali non erano state pienamente progettate.
È per questo, ha spiegato, che non sorprende la scelta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen di affidare a Draghi il compito di indicare dove l’Europa stesse fallendo e cosa fosse necessario per renderla capace di agire nel nuovo contesto.
Il rapporto sulla competitività europea, per il quale Draghi riceve il Premio Carlo Magno, ha identificato con precisione le debolezze dell’Unione: “un mercato unico ancora incompleto; mercati dell’energia troppo frammentati; mercati dei capitali troppo segmentati; industrie della difesa ancora divise lungo linee nazionali”.
Ma, secondo Lagarde, il merito del rapporto va oltre la diagnosi. Draghi ha mostrato che la competitività non è soltanto una questione economica. Riguarda la capacità dell’Europa di preservare la propria prosperità e di “restare padrona del proprio destino” nel mondo attuale.
[a cura di Simone Cantarini]


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